... Storia, cultura, ambienti. Alla scoperta della "Montagna Madre" e "Montagna degli Eremiti"
La Maiella è una montagna dal fascino particolare dovuto anche all'origine mitologica del suo nome.
Molti sostengono che inizialmente si chiamasse Paleno in onore di Giove e che poi, secondo quanto affermano altri, si sia tramutato in Maiella dopo che, dalla lontana Frigia, Maja si recò sul Monte Paleno per raccogliere erbe medicinali che avrebbero avuto il potere di salvare suo figlio mortalmente ferito in battaglia.
| La Maiella, assumendo nella conformazione delle sue rocce la forma di una donna è da sempre considerata "la Montagna Madre" degli abruzzesi o "padre dei monti", come la definì Plinio il Vecchio nella "Naturalis Historia" ed anche la "Domus Christi" secondo il Petrarca e, con i suoi 2793 m., rappresenta la seconda elevazione dell'intero Appennino ed è compresa nei territori delle province di Chieti, L'Aquila e Pescara. |
Nel Pliocene (circa 7.000.000 di anni fa), iniziarono i primi movimenti che portarono alla formazione di quello che è adesso uno dei Massicci più belli ed importanti della penisola.
Orograficamente la Maiella ha la forma di una grande cupola ellittica a morfologia ondulata con l'asse maggiore in direzione Nord-Sud lungo all'incirca 30 Km. , il minore di circa 12 Km. ed un perimetro di quasi 90 Km.
Negli strati calcarei che si sono formati nel corso di oltre 100 milioni di anni sono presenti numerosi fossili come: Nummuliti, Rudiste, Gasteropodi, Ammoniti e Coralli.
| La Maiella si presenta come un massiccio montuoso compatto, con molte vette che superano i 2000 m. , doline, profondi valloni, pietraie, vasti altipiani d'alta quota come la celebre Valle di Femmina Morta. |
Il paesaggio è aspro e selvaggio ed evidente è il fenomeno carsico sia a livello di erosioni superficiali che di fenomeni ipogei con la presenza di numerose grotte come: Grotta Canosa (2604 m.) la più elevata del Massiccio, le Grotte del Bue e dell'Asino e la più famosa Grotta del Cavallone nel Vallone di Taranta Peligna.
La parte centrale è stata modellata dall'azione dei ghiacciai nel Quaternario, conferendo alla parte alta di valle Cannella, alla valle delle Mandrelle, alla valle di Taranta Peligna, alla valle dell'Orfento ed all'anfiteatro delle Murelle la caratteristica forma ad "U".
Il versante orientale presenta un aspetto molto vario caratterizzato da gole profonde e suggestive come: la Valle di Santo Spirito, la Val Serviera, la Valle di Selvaromana, il Vallone delle Tre Grotte.
Il versante occidentale ha, invece, andamento più uniforme ad eccezione della Valle dell'Orfento.
Le elevazioni più importanti sono: M.Amaro (2793 m.), M.Acquaviva (2737 m.), M.Focalone (2676 m.), M.S.Angelo (2669 m.), M.Pesco Falcone (2657 m.), M. Macellaro (2636 m.), C.ma delle Murelle (2596 m.), C.ma dell'Altare (2542 m.), Tavola Rotonda (2403 m.), Blockhaus (2142 m.), M.Porrara (2137 m.), ecc.
Le basi di partenza per le escursioni sono: Bocca di Valle (647 m.), Campo di Giove (1064 m.), Caramanico Terme (556 m.), Fara San Martino (440 m.), Lama dei Peligni (669 m.), Pacentro (686 m), Palena (767 m.), Palombaro (513 m.), Pennapiedimonte (669 m.), Pretoro (560 m.), Sant'Eufemia a Maiella (878 m.), Taranta Peligna (460 m.).
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La grande variazione altitudinale e
l'esposizione determinano diverse fasce di vegetazione e pertanto
troviamo il bosco misto di Roverella (Quercus pubescens), Leccio
(Quercus ilex), la Faggeta (Fagus sylvatica), con presenza di
Tiglio (Tilia platyphyllos), Carpino nero (Ostrya carpinofolia);
alle alte quote il Pino mugo (Pinus mugo), piuttosto raro
sull'Appennino; negli altipiani e sulle ripide pareti rocciose la
Stella Alpina appenninica (Leontopodium nivale) ed alcuni
endemismi come la Genziana (Gentiana magellensis), il Ranuncolo
della Maiella (Ranunculus magellensis), l'Aquilegia di re Otto
(Aquilegia ottonis subsp. magellensis), la Viola della Maiella
(Viola magellensis) e diverse orchidee.
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Data la diversità degli ambienti e della
vegetazione sulla Maiella, troviamo la presenza di numerose
specie animali come: l'Aquila reale (Aquila crysaetos), il Falco
Pellegrino (Falco peregrinus), la Poiana (Buteo buteo), il
Gheppio (Falco tinnunculus), il Gracchio corallino (Pyrrhocorax
pyrrhocorax), la Coturnice (Alectoris graeca), il Gufo comune
(Asio otus), il Crociere (Loxia curvirostra), il Fringuello
alpino (Montifringilla nivalis) ed il raro Piviere tortolino
(Charadrius morinellus) nidificante solo qui in tutta Italia. Tra
i mammiferi troviamo: l'Orso bruno marsicano (Ursus arctos
marsicanus), il Lupo (Canis lupus italicus), il Capriolo
(Capreolus capreolus) e di recente reintroduzione il Camoscio
d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata). Tra i rettili la piccola
e rara vipera dell'Orsini (Vipera ursinii), mentre tra gli anfibi
la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra gigliolii),
l'Ululone dal ventre giallo (Bombina variegata). Tra i
macrolepidotteri si registra la presenza di specie rare come
l'Erebia pluto e la Zygaene exulans.
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La presenza dell'uomo in questi luoghi, che si
fa risalire al Miocene, è testimoniata dai ritrovamenti litici,
i più importanti dei quali sono quelli rinvenuti nella Valle
Giumentina nelle vicinanze di Roccamorice nonchè, dalle
tracce del villaggio preistorico dai resti dell'uomo di 5000 anni
fa ritrovati nel territorio di Lama dei Peligni.
Grazie proprio alla suggestiva bellezza, ai suoi profondi valloni ed ai suoi dirupi inaccessibili, la Maiella è ricca di presenze storiche e culturali, avendo esercitato, con la sua wilderness, un forte richiamo su quelle persone desiderose di solitudine, raccoglimento e preghiera. Infatti, come nella Tebaide lungo le due rive del Nilo si erano ritirati i cenobiti per meglio assaporare la solitudine, così anche sulla Maiella, sul suo territorio selvaggio e ricco di grotte si sono rifugiati eremiti che avevano scelto una vita ascetica e contemplativa.
Pietro Angelerio da Morrone, divenuto Papa con il nome di Celestino V, non fu estraneo al fascino esercitato da questi luoghi.
Oltre che a questi asceti, la Maiella ha offerto rifugio sicuro alle bande di briganti che conducevano la guerriglia contro i "Piemontesi" dopo l'unità d'Italia, come testimoniano le scritte di protesta scolpite nella roccia nella località di "Tavola dei briganti" al Blockhaus.
La più famosa dice testualmente: "Nel 1820 nacque Vittorio Emanuele re d'Italia. Prima era il regno dei fiori, oggi è il regno della miseria".
La Maiella è ricca di testimonianze storico-culturali che risalgono al Medioevo. Si contano numerosi eremi e chiese di notevole interesse come: Sant'Onofrio e S. Liberatore a Maiella di Serramonacesca, San Giovanni di Caramanico, San Bartolomeo di Legio e Santo Spirito a Maiella di Roccamorice, la Madonna dell'Altare (sul versante orientale del Porrara) ecc.
Di recente, il Corpo Forestale dello Stato ha sentito la necessità di proteggere la natura, salvaguardandola dal dilagante degrado ambientale, realizzando delle aree protette. Molte di queste aree sono state istituite in Abruzzo e sulla Maiella, in particolare quella della Valle dell'Orfento, del Feudo d'Ugni, di Fara San Martino - Palombaro, di Lama Bianca, del Quarto di Santa Chiara. Di notevole interesse sono anche le capanne a Tholos, arcaiche architetture che sembrano provenire, insieme ai pastori transumanti, dalla Puglia e costituiscono un'importante testimonianza dell'economia agro-pastorale della nostra Regione.