Il Borgo S. Maria della Tomba è uno dei
sette tra borghi e sestieri partecipanti alla Giostra
Cavalleresca di Sulmona . La manifestazione , che
rievoca l'antichissima
Giostra che si teneva regolarmente due volte l'anno nella nostra
città fino al tardi 600, si svolge nell'ultima settimana di Luglio in
Piazza Maggiore a Sulmona (AQ)

Luglio 2002
Quando si parla del Borgo di S. Maria
della Tomba è inevitabile pensarlo come uno scrigno di ori e gioielli:
lo stesso desiderio che ognuno di noi avrebbe di aprire e di
contemplare il contenuto di quello scrigno, lo si ritrova quando si è
immersi nelle vie del borgo.
Ori e gioielli sono sostituiti da
altrettante e non meno preziose ricchezze come la splendida chiesa di
S. Maria della Tomba, simbolo stesso del rione con il suo rosone
quattrocentesco di Palma De Amabile. Costruita sulle antiche rovine di
un tempio pagano dedicato a Giove, deve il suo nome, molto singolare,
alla presenza nella chiesa di un’antica costruzione, ritenuta da molti
un sepolcro e successivamente rimosso.
Ma questa non è l’unica diceria che
accompagna questa chiesa; un’altra credenza popolare recita della
presenza nei pressi se non sotto la chiesa della leggendaria casa di
Ovidio. Situata in Piazza Plebiscito, luogo di riunione, di festa e di
ritrovo degli abitanti del borgo, questa chiesa ne rappresenta il
cuore, le radici e da essa provengono tutti i simboli prestigiosi
delle varie associazioni e fratellanze.
I colori sociali presenti nella
bandiera, “il bianco, il giallo e il verde”, sono radicati nella
tradizione centenaria della comunità e in modo particolare nel pio
sodalizio della Confraternita di S. Maria di Loreto, protagonista del
commovente rito pasquale della “Madonna che scappa in Piazza”.
Elementi fondamentali della bandiera
sono il giglio simbolo di purezza e lo stemma in pietra, presente
nella chiesa, riportante le tre lettere A.E.M., sintesi
dell’espressione Assunta Est Maria.
Altre bellezze architettoniche presenti
nel rione sono la maestosa Porta Napoli del 1300 situata nella zona
sud del borgo; la bellissima chiesetta di S. Lucia con l’annesso
convento del 1300 sempre nella zona sud; Piazza Garibaldi, già Piazza
Maggiore con il suo fontanone edificato nel 1600, delimitata a ovest
dall’imponente acquedotto svevo fatto costruire da Manfredi figlio di
Federico II e ad est dalla piccolissima ma singolare Chiesa di S.
Rocco; la ricca chiesa barocca di S. Chiara con la facciata che
ricorda quella di Trinità de’ Monti a Roma; la Chiesa della Madonna
del Carmine; la porta di S. Maria della Tomba con l’affresco della
deposizione di Gesù del 1800.
A caratterizzare ancora di più il borgo
è l’infinità di vicoli che si intersecano e si diramano costituendone
il sistema vascolare vitale, dove anticamente si aprivano le laboriose
botteghe di artigiani, che lavoravano il legno, il ferro, il rame e
dove venivano conciate le pelli, come oggi ci ricorda il nome di via
delle Concerie.
Tutto ciò è la testimonianza di come il
borgo era anticamente il punto di riferimento del settore artigianale
e commerciale della città. Sono ormai annessi al territorio del borgo
due dei borghi scomparsi: Borghetto e Borgo S. Agata. Da quanto sopra
detto emerge come il borgo di S. Maria della Tomba sia uno dei più
belli e ricchi di arte e cultura di tutta Sulmona.
Tale importanza e rilievo continua a
sussistere visto che il nostro borgo è stato uno tra i primi, anzi
proprio il primo, ad essersi costituito in Associazione Culturale.
Notevole è stato il lavoro dei soci per rendere la sede più bella e
accogliente con la sistemazione tra l’altro del cortile interno.
Quest’anno l’Associazione si presenta
alla giostra con parecchie novità, a cominciare dal folto numero di
nuovi tesserati, che ne rappresentano la vera anima. Il direttivo
dell’Associazione è stato totalmente rinnovato ed è da segnalare la
presenza di molti giovani.
È d’obbligo ringraziare l’ex capitano
ed amico Raffaello Lerza, che per diversi anni ha proficuamente
guidato il gruppo.
La Civita Angelo

La storia della Giostra Cavalleresca
di Sulmona
Della giostra cavalleresca sulmonese, che si
teneva due volte l'anno e in coincidenza di eventi particolari nel
"Campo" di Piazza Maggiore, si hanno notizie solo a partire dal 1484,
epoca in cui la regina Giovanna d'Aragona invitata i Sulmonesi a non
sperperare denari "in correre de palii" ; ma tal genere di cimenti
sicuramente vantava una lunga tradizione e forse non è azzardato farne
risalire le origini al tempo degli Svevi, quando posizione strategica
e favorevole congiuntura economica avevano fatto della città ovidiana
una delle maggiori del Regno e la capitale d'Abruzzo.
In origine, con la partecipazione di cavalieri
cittadini e forestieri, il torneo si celebrava a spese di due dei
maggiori istituti laico-religiosi della città : la Casa Santa della
SS. Annunziata finanziava quello del 25 Marzo che coincideva con la
festività dell'Annunciazione, differito all'ottava di Pasqua quando la
ricorrenza cadeva in tempo di Quaresima, mentre la Chiesa di Santa
Maria Della Tomba gestiva il palio dell'Assunta a mezzo Agosto. In
epoca post tridentina, invece, l'organizzazione venne curata
dall'Università che se ne accollò totalmente la spesa per complessivi
40 ducati : 22 per il palio di primavera e 18 per quello d'estate.
Le norme raccolte dalla viva voce dei
protagonisti e date alle stampe da Cornelio Sardi nel 1583, si
componevano di 44 articoli che regolavano la manifestazione ed il
comportamento dei cavalieri partecipanti alla tenzone. Lo svolgimento
della competizione, diretta dal mastro giurato della città, si
riassumeva in uno scontro alla lancia tra cavaliere in lizza e
"mantenitore", personaggio questo di gran coraggio, in quanto, armato
e protetto dalla corazza, attendeva l'assalto del concorrente
rimanendo immobile sul suo destriero all'altro capo dello steccato
eretto lungo il percorso con teli colorati a dividere in due il campo
di gara. I giostranti, muniti di lunga lancia dalla punta
opportunamente trattata con vernice così da lasciare traccia visibile
nel punto colpito, uscendo dal varco dei "tre archi", che all'epoca si
apriva tra le costruzioni addossate all'acquedotto medievale,
galoppavano lungo lo steccato alla volta del "mantenitore", cercando
di assestare quella che in gergo si chiamava la "botta". In base al
bersaglio raggiunto, con verdetto insindacabile dei due giudici -
anche questi di nobili ascendenze e, almeno uno, scelto tra le caste
Sulmonesi - si assegnava il punteggio : tre "botte" per il colpo alla
testa o alla mano, una "botta" se veniva raggiunto lo spallaccio o il
petto, e così via. I punti raddoppiavano se nella veemenza
dell'assalto la lancia si spezzava nell'impattare il bersaglio in
quanto il fatto denotava una "botta" di grande possanza, oppure
procurava ferita sanguinante al "mantenitore" : a parità di condizione
prevaleva chi provocava "più copioso sanguinamento".
Colpo prestigioso, la cosiddetta "punteria",
ossia quello portato contro la visiera che proteggeva il volto del
"mantenitore" - in pratica al centro della fronte - giudicato vincente
perché di grandissima importanza. La vittoria, e quindi il premio,
consistente in un drappo di raso prezioso, andava al cavaliere che,
corse le tre lance previste, totalizzava il maggior numero di punti.
Quella giostra che nel Seicento - a detta del Pacichelli - fu dismessa
"per disapplicazione e mancanza de' guerrieri" torna oggi a nuova vita
sia pure inevitabilmente adattata ai tempi. Cambia il percorso e la
funzione del mantenitore, niente assalti alla lancia né sanguinamenti,
ma semplici anelli di diverse dimensioni da infilzare da parte del
cavaliere che corre anche contro il cronometro, per cui vince chi
consegue il risultato migliore nel minor tempo. Scomparsi anche i
cavalieri solitari ed i nobili rampolli di antiche casate, oggi i
fantini gareggiano in rappresentanza di Borghi e Sestieri ...
Resta immutato invece il "campo" di gara di
Piazza Maggiore, che oggi si intitola all'eroe dei due mondi anche se
privo dei "tre archi" da dove prendeva le mosse la galoppata del
cavaliere, ma non per questo difetta di suggestioni e di incomparabile
bellezza : uno scenario sicuramente degno di ospitare la grande
rievocazione storica che Sulmona si accinge a rivivere nella calura di
un pomeriggio d'estate.
E. Mattiocco.

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Ultimo aggiornamento:
24-07-03