LA
CATTEDRALE
Il nome Cattedrale deriva dal fatto che in essa vi era
posta la cattedra vescovile, ma intorno alla sua origine abbiamo molte
teorie, alcune delle quali basate più su leggende che su storie
reali. Da Cattredale la nostra chiesa di San Panfilo venne elevata a Basilica
minore, per richiesta del vescovo Mons. Felice Tiberi (1818-1829) a Papa
Pio VII. Come tale, San Panfilo ebbe il privilegio di portare in processione
un ombrellone chiamato "sinicchio" o "papilio", che originariamente era
la tenda da campo dell'imperatore, poi insegna imperiale ed infine papalina.
Veniva inoltre condotto insieme al sinicchio il "tintinnabulo", un'asta
molto decorata, all'estremità della quale era posto un campanello
che serviva come richiamo per i fedeli.
Fra le storie più comuni intorno alla nascita
della Cattedrale si colloca quella che stabilisce il sito per volere dello
stesso vescovo Panfilo, nella località denominata Bussi nell'XI
secolo. L'origine di tale Vescovo è tuttora incerta, forse fu sulmonese
o di Pacile, un borgo medievale presso Sulmona di cui restano pochissime
tracce.
Il villaggio di Pacile si insediò in epoca
medievale nella zona meridionale dell'area fortificata. Vi si notano ruderi
di un modesto edificio identificato da molti con la Chiesa di San Panfilo.
La sua origine è, però, molto incerta anche se è più
realistico collegarla con il periodo di crescita demografica, cioè
con i primi secoli dopo il Mille. In tale periodo vennero recuperate molte
terre all'agricoltura, si vennero ripopolando antichi centri montani e
se ne crearono anche dei nuovi.
La prima menzione al borgo di Pacile risale alla seconda
metà del XII secolo. Anch'esso subì la peste del 1348 e il
terremoto dell'anno successivo; in seguito a questi e ad altri eventi il
borgo divenne totalmente disabitato.
Panfilo fu eletto vescovo nel 682: di lui si narra
che fosse di animo molto generoso e gentile e che si impegnò molto
affinché i Longobardi credessero in Cristo come figlio di Dio.
Un'altra storia narra che egli viaggiasse molto per
la sua opera di evangelizzazione e che, durante i lunghi e faticosi percorsi,
si nutrisse solo di latte. Intorno alla sua figura si intersecano storia
e leggenda. Il dato più certo è che fu Vescovo di Valva e
Sulmona, che fu noto per le sue virtù umanitarie e che visse sicuramente
tra il 600 e l'inizio del 700 d.C., sotto il pontificato di Sergio I. Ma
egli è onorato anche in Spagna e in Germania oltre che in tutto
l'Abruzzo, secondo le testimonianze pervenuteci.
Egli morì a Corfinio all'inizio dell'VIII secolo
ma, approfittando del buio della notte, i sulmonesi ne trafugarono le spoglie
per ricondurle nella città; giunti però nella località
denominata Bussi (da bussum=bosco) o Bussetellum (buxetum=luogo piantato
a bosco), nei pressi di Santa Maria "de fore", sentirono di non poter più
sopportare il peso e attribuirono tale avvenimento ad un segno del Santo
di voler essere seppellito in quel luogo; e così vi edificarono
la Chiesa.
Ancora altre testimonianze, soprattutto quelle dei
due storici locali Emilio De Mattheis e Ignazio Di Pietro, basandosi su
una iscrizione di cui non restano tracce, ipotizzano che la Cattedrale
sia sorta sui resti di un tempio pagano dedicato ad Apollo e Vesta, o a
Giove e Cerere, e che prendesse l'attuale denominazione tra il VII e l'VIII
secolo proprio quando vi furono collocate le spoglie del vescovo Panfilo.
Tanto i sulmonesi erano dediti a questo vescovo che
lo dichiararono loro patrono e da allora, ogni anno, si festeggia tale
ricorrenza con musica, bande e una sacra processione che si snoda per le
strade cittadine. Nei tempi antichi tale processione si teneva esclusivamente
nello spazio antistante la Chiesa, finché tutta la città
si sollevò e così riuscì ad ottenere di superare Porta
S.Agostino ed entrare nella città. Ciò avvenne solo il 27
aprile 1741. Nel 1777 si giunse, con la processione, fino al Borgo Pacentrano.
Come Cattedrale San Panfilo successe a quella di S.
Andrea "de fore", consacrata da San Feliciano tra il II e III secolo d.C..
La chiesa di S. Andrea era situata vicino a quella
di Santa Maria "de fore", che fu "grancia" del capitolo (fattoria annessa
ad una comunità benedettina) e parrocchia. Il sito fu venduto poi
per erigervi il seminario e proprio qui venne ritrovato un ricordo di Saturno
inciso su pietra, che fa ipotizzare l'esistenza di un altare dedicato a
tale dio.
Sia Santa Maria che S. Andrea assumevano l'appellativo
"de fore" perché erano edificate fuori dalla prima cinta muraria.
Nello spazio compreso tra le due cinte murarie, oltre a San Panfilo, si
trovava il palazzo vescovile, la chiesetta di S. Amico, S. Andrea e Santa
Maria "de fore", ad ovest S. Matteo, la Chiesa e il convento di S. Agostino
e quello di San Martino a sud e poi l'ospedale a sud-est.
La Chiesa di San Matteo si ergeva presso Porta Romana,
all'interno della seconda cinta muraria, fu restaurata intorno al 1650,
poi divenne proprietà della famiglia Sanità.
Nei pressi della porta, che fu poi denominata S. Agostino
e che allora aveva il nome di San Martino o San Panfilo, lungo il luogo
denominato "fossato", vi era la piccola chiesa di San Martino in cui dimoravano
gli Agostiniani che giunsero a Sulmona nella seconda metà dell'XIII
secolo. Essi chiesero di poter edificare una piccola Chiesa dedicata al
loro fondatore, nel luogo denominato "monumento", avvenimento che può
farsi risalire al 1262-63.
Nell'XIX secolo la facciata di tale chiesetta e il
portale vennero spostate sul fronte della Chiesa di San Filippo Neri in
piazza Garibaldi. Questa operazione fu molto delicata e lunga in quanto
venne smontata pietra dopo pietra e ricollocata nella nuova sede.
Nel IV secolo la Cattedrale costituiva il fulcro della
vita cittadina e la sede di ogni attività civile e religiosa del
tempo. In essa si eseguivano investiture, sul suo sagrato si radunava l'Università
sulmonese (aveva il potere di eleggere i sindaci, i giudici, i mastrogiurati
e altri ufficiali) alla quale venne concessa la facoltà di usare
il sigillo S.M.P.E. (Sulmo Mihi Patria Est), con lettere d'oro in campo
vermiglio, riprendendo il distico ovidiano che il clero preferì
reinterpretare: Salus Mea Pamphius Est (Panfilo è la mia salvezza).
L'interno della Cattedrale era decorato con l'immagine
del Vescovo, ma eventi funesti ne rovinarono l'aspetto originario. Infatti,
intorno al 1254 Gualtiero di Brienne, capitano generale d'Abruzzo, per
costringere i Guelfi che si erano rifugiati nella Chiesa ad uscire, diede
alle fiamme l'edificio, e con essa andarono distrutti molti documenti importanti.
In base ad un altro documento, si fa risalire al 1336
l'episodio in cui il sulmonese Pietro di Jacopo di Tommaso fece entrare
uomini armati in San Panfilo perché la guardassero ma, non avendo
di che scaldarsi dal rigore invernale, fece bruciare le travi del palazzo
vescovile.
Altri danni furono causati da un terremoto del 1349
di cui parla Giovanni Quatrario: "o bruta Sulmo iacet" "Sulmona giace distrutta".
E ancora, durante la notte del 6 aprile 1704, dei ladri rubarono ori, argenti
e recisero la testa e le braccia del Santo che vennero rifatti dall'orefice
Francesco Morelli, ispirandosi alla pittura che decora la porticina di
legno del tempietto.
L'evento più grave della Cattedrale fu il terremoto
del 1706, che procurò danni agli affreschi e il crollo delle volte
e della copertura ed il danneggiamento dell'abside e della facciata.
Dal 1707 in poi vari interventi di restauro ne modificarono
ulteriormente la struttura primitiva. La ricostruzione rispettò
gli elementi baroccheggianti tanto che, attualmente, possiamo notarne alcuni
particolari rispecchianti tale stile. Solo la planimetria è primitiva,
basata sul modello delle basiliche romane.
Divisa in parte anteriore, formata da tre navate,
e posteriore, da due.
All'interno della Cattedrale trova il suo alloggiamento
una Madonna con Bambino di stile bizantino del X o XI secolo che, in quanto
appartenente al Borgo Pinciaro, era nota sotto il nome di "Madonna delle
fornaci". La rosa, il frontespizio e altri particolari della facciata sono
attribuiti a Nicola Salvitti. Sulla facciata del frontespizio vi è
incisa la seguente iscrizione: Sacros Catedralis Basilica Sulmonem.
Posta nel 1818 quando la Cattedrale di San Panfilo,
con il vescovo Mons. Felice Tiberi, fu decorata col titolo di Basilica.
Durante lo stesso sisma del 1707 cadde anche Porta San Panfilo denominata
poi di S. Agostino per la vicinanza dell'omonimo monastero, già
menzionata in un documento del 1178.
Sulla porta vi era la seguente iscrizione, probabilmente
del '400, riportata da Ercole Ciofano: "Sulmo Fidem Regi, Vita Sibi Praestat
Amoenam, Pauperibus Requiem Veniens His Conspicie Plenam" (Sulmona garantisce
fiducia al re, una vita piacevole a se stessa, giungendo per i poveri,
offri loro una pace eterna).
Una nuova Porta San Panfilo fu costruita sullo stesso
asse, vicino al palazzo episcopale, presso il muro del sito che poi venne
trasformato in orto. Tale ingresso fu definitivamente abbattuto all'inizio
dell'XX secolo per facilitare il passaggio verso il viale della stazione,
lungo l'asse stradale principale.
Alessandra Del Boccio