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BORGHI E SESTIERI DELLA SULMONA MEDIEVALE |
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La comunità sulmonese del primo Medioevo aveva ereditato una città che conservava ancora più o meno intatta l'antica cerchia delle mura, rinnovata poi in epoca normanna e potenziata secondo i canoni costruttivi del momento. In questa prima cinta si aprivano sei porte, dislocate ai due estremi dell'asse viario principale e in corrispondenza dei quattro angoli del perimetro difensivo, più la postierla di Sant'Andrea, oggi meglio nota come Porta Molina, lungo il settore occidentale. La sistemazione degli accessi alla città condizionò anche la ripartizione interna dell'abitato, che venne diviso in sei distretti, giustificando appieno la moderna denominazione di sestieri che, in base al nome delle rispettive porte, vennero chiamati: Distretto di Porta Salvatoris, comprendente i settori adiacenti all'attuale corso Ovidio, dalla Fontana del Vecchio sino all'odierna via De Nino; Distretto di Porta Sancti Pamphili, lungo la restante via principale fino alla porta che sorgeva all'ingresso dell'attuale corso Ovidio; Distretto di Porta Manaresca e di Porta Johannis Passarum, agli angoli del versante orientale; Distretto di Porta Johannis Bonorum Hominum e Porta Filiorum Amabilis, sul lato opposto. Tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, il vorticoso incremento demografico seguito all'inurbamento della gente del contado e alla massiccia immigrazione di forestieri rese insufficiente la capacità ricettiva del vecchio nucleo altomedievale e i nuovi arrivati cominciarono a costruire le loro case fuori le mura, dando così vita a nuovi borghi. Sul versante medievale, sorsero dapprima due aggregati piuttosto modesti:Borgo Magnaporci, poi detto semplicemente Borghetto, al di fuori di Porta Manaresca; sul lato opposto, Borgo Sant'Agata, così chiamato dalla chiesa-ospedale costruito sul sito dell'attuale Madonna del Carmine. Subito dopo presero forma e consistenza i Borghi di Santa Maria della Tomba e di Santa Margherita, quest'ultimo meglio conosciuto come Borgo Pacentrano. Sul versante settentrionale, al di fuori di Porta Sancti Pamphili sorsero inizialmente i tre piccoli neclei di San Panfilo, di San Lorenzo e di Santa Maria dei Grimaldis, e Borgo Pinciaro, subito dopo amministrativamente fusi nell'unico vasto Borgo San Panfilo. Queste nuove entità urbane non ebbero una propria autonomia, ma vennero aggregate ai vecchi distretti: Borgo Santa Maria a Porta Salvatoris, il Borghetto e Borgo Pacentrano a Porta Manaresca; Borgo Sant'Agata a Porta Filiorum Amabilis, Borgo San Panfilo alla Porta omonima che, a partire dal XVI secolo, si disse di Sant'Agostino. La nuova realtà insediativa, che aveva deliberatamente rispettato l'ampia area della "piscaria" per destinarla a piazza del mercato, rese neccessario l'allargamento della primitiva cinta muraria e fu che alcune delle vecchie porte rimasero incluse in questo secondo perimetro, perdendo in parte la loro originaria funzione, mentre altre ne vennero aperte lungo il circuito murario a servizio dei borghi. Pertanto, tra principali e secondarie alla fine del Trecento se ne contavano quattordici, numero che salì a quindici nel corso del XVI secolo o poco più tardi con la costruzione di un piccolo varco all'estremità dell'attuale via Probo Mariano, conosciuto come Porta Saccoccia o Porta Pecorillo. Anche così ampliato, l'abitato sulmonese rimase ripartito nei sei distretti tradizionali, almeno fino a quando non andò in uso la distinzione per parrocchie; poi, terremoti ed esigenze di traffico condannarono alcune delle vecchie porte urbiche e con esse i relativi distretti, il cui ricordo oggi rimane solo nella carte dell'archivio e nella memoria di quanti subiscono ancora il fascino dei tempi passati e vogliono conservare l'identità storica delle proprie radici. |